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I Spit On Your Grave 2 (2013

Ewwwww, eccola la scena dei coglioni

I spit on your Grave 2: siamo arrivati al remake del remake, eppure, questa pellicola siglata dallo stesso regista del remake numero 1, ha poco da invidiare all’originale (lo ricordiamo, fu il padre dei rape&revenge) e aggiunge quel tocco di ultraviolenza gratuita ed eccessivamente grafica, che noi piccoli abbrutiti del gore gore gore, tanto amiamo.

Prima di gridare al miracolo, vi devo avvisare che ci sono alcune cose che non vanno in questo film, dettagli certo, che per palati sopraffini diventano pecche sgangherate e vi metto anche uno spoiler alert che non conta un cazzo perchè se non avete visto l’originale, non siete nessuno.

Più volte abbiamo dissertato sui presupposti sociali, politici e culturali che diedero vita ai gialli e horror anni ‘70 e non starò certo a tediarvi sul perchè una giovane, bella, ma soprattutto, autonoma e liberata donzella, viene punita dal genere nei modi più abietti e crudeli; di fatto, questo è il tipico film in cui, la baby dovrà espiare tutte le colpe del femminismo e delle donne emancipate e cacacazzi. E la nostra eroina di errori ne commette eccome: vuole fare la modella, sminuisce il povero vicino di casa con i suoi skill da fai da te, accetta un improbabile photoshoot gratuito e maltratta lo psicopatico fratello del fotografo che ha un debole per lei.

D’altra parte, a differenza delle sue inette colleghe, riuscirà a difendersi bene, almeno nei primi minuti di quello che sarà un lunghissimo torture porn, in cui verrà stuprata e brutalizzata a più riprese, pisciata addosso (lo so, il verbo non gode di proprietà transitive, ma faceva ridere), drogata, imbavagliata, e portata in… Bulgaria!

E qui c’è il primo sopracciglio alzato: come cazzo fanno a portare un’americana chiusa dentro un baule in Bulgaria? Paese che sicuramente apprezzerà il simpatico caleidoscopio di merda in cui è stato inserito dagli sceneggiatori. Questa, mi spiace, ma è una mancanza grave, che però viene parzialmente recuperata dal periodo di trasformazione della ragazza, assente negli altri film in cui, la protagonista, da vittima inerte diventa una specie di wonder woman che spacca i culi ai passeri. MMM, cosa che per me è sempre stata poco credibile, quindi qudos per l’approfondimento psicologico del personaggio.

Anche il tentativo di discostarsi un minimo dall’originale cercando un pizzico di originalità è apprezzabile, sebbene l’attrice (bellissima) faccia le stesse espressioni che faccio io per impressionare il mio gatto; quello su cui questo film invece vince alla grande sono le torture, quella ai testicoli del fotografo è da premio oscar dello schifo :). Detto ciò, I spit on your Grave 2 è consigliabile solo ai veri amanti del genere.

Laurence, Laurence, Laurence… ma Event Horizon non ti ha insegnato proprio nulla?
Jeff Renfroe viene dalla tv, ma ha certamente guardato con attenzione i classici del genere, perchè The Colony è davvero un bel filmetto, uno di quelli che ti regalano ansia et adrenalina e, nonostante immaginiamo costantemente il green screen e i visual effect che questi poveri attori sono stati costretti a sopportare, il thriller/action/horror/sci-fi non perde pezzi e rimane al top fino al finale, questo sì, un po’ frettoloso e/o foriero di quasi certo sequel. Ma, fatta eccezione per questa piccola sbavatura (che ha il merito di risparmiarci l’happy ending), ci troviamo di fronte ad alti livelli di intrattenimento. Solo per distrazione, non ci sono altri livelli di lettura a The Colony.

Laurence, Laurence, Laurence… ma Event Horizon non ti ha insegnato proprio nulla?

Jeff Renfroe viene dalla tv, ma ha certamente guardato con attenzione i classici del genere, perchè The Colony è davvero un bel filmetto, uno di quelli che ti regalano ansia et adrenalina e, nonostante immaginiamo costantemente il green screen e i visual effect che questi poveri attori sono stati costretti a sopportare, il thriller/action/horror/sci-fi non perde pezzi e rimane al top fino al finale, questo sì, un po’ frettoloso e/o foriero di quasi certo sequel. Ma, fatta eccezione per questa piccola sbavatura (che ha il merito di risparmiarci l’happy ending), ci troviamo di fronte ad alti livelli di intrattenimento. Solo per distrazione, non ci sono altri livelli di lettura a The Colony.

America, a Nation reborn

Ho finalmente visto The Purge (aka La notte del giudizio), e non c’è niente da fare, quando gli americani ci si mettono e vogliono criticare davvero la loro società, di solito ne esce un film culto. Scritto e diretto da James DeMonaco, alla sua seconda (!!!) prova dietro la mdp, The Purge narra la storia di una nazione rinata, armoniosa, ricca: una nazione che ha sconfitto il crimine e la disoccupazione, ma che per una notte all’anno, potrà far esplodere la propria violenza e spurgare il proprio odio. Vittime di questa notte dai fucili a pompa, sono in genere i più deboli, i barboni, i poveri, ovvero, i parassiti della società.

Una famigliola perfetta, però, non partecipa al massacro e si chiude dentro una magnifica villa, protetta dal potente sistema di sicurezza che il capofamiglia vende; il quartetto composto da Lena Headey, Kevin Bacon, la figlia adolescente ed il bambino sensibile, si troverà però ad affrontare la presenza di un ospite sgradito, le cui ripercussioni sul proprio set di valori condiviso con il resto del popolo americano, saranno fatali.

The Purge è un film politico, di denuncia, un film che utilizza la violenza tacita ed inespressa della nostra società, che apparentemente con i suoi codici di rispetto, tolleranza e correttezza, sembra rappresentare il più perfetto dei mondi possibili e la rigira in faccia allo spettatore, a colpi di cannonate da grosso calibro.

I riferimenti al primo Funny Games a ad Assault on Precint 13, ma anche al mitico The house at the edge of the park (sicuramente DeMonaco non ha potuto non pensare al giovane, bello e ricco del film di Deodato, per la ricostruzione del suo Polite Leader), sono i primi che mi vengono in mente, ma la cinematografia moderna è piena di foschi avvertimenti sulla direzione che sta prendendo il nostro mondo.

Sicuramente The Last Will and Testament of Rosalind Leigh (più lungo il titolo la prossima volta) è stiloso, raffinato, ricco di particolari, elegante e pieno di qualità, ciò non toglie che a me ha fatto cacare e se siete ancora sintonizzati su questa review e per qualche arcano motivo interessati a vedere il film, abbandonate qui perchè - per una volta - il post sarà foriero di spoiler. Il figlio di Rosalind entra nella magione della madre dopo la sua scomparsa; tra i due non scorre buon sangue, infatti dopo il suicidio del padre, il protagonista si chiuderà in un sordo rancore giustificato dal fatto che sua madre è in una setta devota agli angeli, alla quale egli collega la di lui morte. Da quel lontano episodio, i due non si rivolgono parola, mentre la madre aspetta di vederlo almeno al suo funerale (è ormai un fantasma) e di lasciargli una specie di testamento. Che orribile sorpresa ritrovare casa di quando era bambino stracolma di statue, tempietti, quadri di pessimo gusto (tra cui uno che raffigura il ponte da cui si lanciò il padre), moniti e il fantasma di tua madre che aleggia a ricordarti quanto sei stronzo! Il fatto è che Leon, a differenza di qualsiasi altro protagonista di film horror, è decisamente scettico e non crede a nessuno dei fenomeni stranissimi che pur accadono nella vetusta dimora, finchè una specie di serpente dal volto umano e fornito di zampe, non gli lecca la faccia e non gli graffia la schiena. A quel punto, il nostro eroe, fa una cosa che è vietatissima in un film horror! Ovvero, grida, fuck this shit! (non proprio ma il senso è quello), fa le valigie sbatte la porta e se ne va!

Sicuramente The Last Will and Testament of Rosalind Leigh (più lungo il titolo la prossima volta) è stiloso, raffinato, ricco di particolari, elegante e pieno di qualità, ciò non toglie che a me ha fatto cacare e se siete ancora sintonizzati su questa review e per qualche arcano motivo interessati a vedere il film, abbandonate qui perchè - per una volta - il post sarà foriero di spoiler. Il figlio di Rosalind entra nella magione della madre dopo la sua scomparsa; tra i due non scorre buon sangue, infatti dopo il suicidio del padre, il protagonista si chiuderà in un sordo rancore giustificato dal fatto che sua madre è in una setta devota agli angeli, alla quale egli collega la di lui morte. Da quel lontano episodio, i due non si rivolgono parola, mentre la madre aspetta di vederlo almeno al suo funerale (è ormai un fantasma) e di lasciargli una specie di testamento. Che orribile sorpresa ritrovare casa di quando era bambino stracolma di statue, tempietti, quadri di pessimo gusto (tra cui uno che raffigura il ponte da cui si lanciò il padre), moniti e il fantasma di tua madre che aleggia a ricordarti quanto sei stronzo! Il fatto è che Leon, a differenza di qualsiasi altro protagonista di film horror, è decisamente scettico e non crede a nessuno dei fenomeni stranissimi che pur accadono nella vetusta dimora, finchè una specie di serpente dal volto umano e fornito di zampe, non gli lecca la faccia e non gli graffia la schiena. A quel punto, il nostro eroe, fa una cosa che è vietatissima in un film horror! Ovvero, grida, fuck this shit! (non proprio ma il senso è quello), fa le valigie sbatte la porta e se ne va!

Inbred è davvero divertentissimo, non il massimo dell’originalità, ma perlomeno abbiamo delle morti grottesche e schifosissime. Sulla scia dei milioni di film di genere redneck/hillbillys, la morale è, come al solito, don’t mess with the locals! Abbiamo un gruppo (come al solito maleassortito) di teppistelli, portati in campagna grazie ad un progetto di rieducazione del carcere minorile. Accompagnati da due strampalati tutors, capiranno troppo tardi che le loro criminal skills urbane sono nulla in confronto alla furia dei cugini di campagna.

Ho visto Shellter, horror indie girato con (spero) 2 spiccis, una manciata di attori che hanno lavorato ovviamente gratis, un set e tanto ketchup; il povero film va spesso a rilento, sebbene le idee ci siano, la voglia di fare gore è tanta, e l’impegno è evidente. La parte, chiamiamola, psicologica, sulla orribile natura umana, è ben sviluppata, gli effetti caserecci molto buoni. La cosa divertente è stata leggere le recensioni che questo flick ha avuto sui siti di quei babbioni americani, che si dicono blowminded dalla trama e dalla sorpresona finale, che, a me personalmente, si era palesata nel gulliver già ai primi istanti del film. E questo è il grosso limite di Shellter, ma, forse è valido solo per me.

Ho visto Shellter, horror indie girato con (spero) 2 spiccis, una manciata di attori che hanno lavorato ovviamente gratis, un set e tanto ketchup; il povero film va spesso a rilento, sebbene le idee ci siano, la voglia di fare gore è tanta, e l’impegno è evidente. La parte, chiamiamola, psicologica, sulla orribile natura umana, è ben sviluppata, gli effetti caserecci molto buoni. La cosa divertente è stata leggere le recensioni che questo flick ha avuto sui siti di quei babbioni americani, che si dicono blowminded dalla trama e dalla sorpresona finale, che, a me personalmente, si era palesata nel gulliver già ai primi istanti del film. E questo è il grosso limite di Shellter, ma, forse è valido solo per me.

The Last Exorcism

A differenza di V/H/S, non ho nemmeno visto il primo capitolo di Last Exorcism perchè avevo letto che era talmente scemo da non essere nemmeno divertente e devo dire che il secondo (e si spera finale) episodio lascia molto a desiderare in termini di plot, recitazione, scenario, orrore… D’altra parte se c’è ancora gente che si ostina a fare film sulle possessioni dopo il glorioso “Esorcista” degli anni ‘70, beh, si devono beccare solo palate di merda perchè quel capolavero ha messo la parola fine sul genere. L’attrice comunque è orrenda, le scene che dovrebbero spaventarci fanno ridere, il finale alla Carrie, lo sguardo di Satana, davvero patetico.


Nonostante la copertina sia accativante (e non ho avuto nemmeno la scusa di poterla vedere prima del film) Julia X è abbastanza demente e si colloca nel filone donne che odiano uomini, che ci ha già dato perle dell’avanspettacolo, già ahimè qui recensite. La presenza di un attore di Melrose Place, avrebbe dovuto mettermi in allerta, ma ho voluto sacrificare quel che restava dei miei neuroni pieni di emicrania e oki, almeno dopo il primo twist della scenggiatura. E peste me ne colse, perchè quando le donne si decidono ad essere protagoniste, fanno tutto malissimo, a meno che non sei sul set di Martyrs e, anche in quel caso, non è che se la cavino alla grande, ma almeno sono cazzute e fiche.