
Il cinema europeo continua a pompare alla grande soprattutto per quel che attiene il filone horror. Non so se il fatto di specializzarsi in questo genere filtrando diverse tematiche di crisi attraverso l’orrido prisma sia di per se’ un fatto negativo o positivo, ma tant’e’; ieri ho visto lo spagnolo Eskalofrio (Shiver) che a quanto pare e’ gia’ stato acquistato dagli ameriCANI, presumo per distruggerlo rifarlo e spacciarlo per prodotto originale, e che rimescola varie correnti orrorifiche come vampirismo e licantropia… a volergli proprio fare le pulci, il rimando a Twilight e’ piu’ d’uno: il giovane tenebroso che “ha una malattia che lo fa andare a fuoco se esposto alla luce del sole”, foreste e paesaggi montani, la bella che anche lei (come Bella) e’ figlia del detective locale e si invaghisce subito del giovane vampiro, un misterioso licantropo che fa stragi di pecore e umani, ma protegge il “vampiro”…. ma per il resto con Twilight c’entra ben poco! Piu’ che altro e’ una storia di solidarieta’ intra-freaks in cui escono fuori tutte le putrefazioni spirituali delle persone “dabbene”. Il nostro giovane Santi si trasferisce con sua madre in un posto meno soleggiato nell’entroterra spagnolo, dopo un acuirsi della sua “malattia”; i due pensano di aver trovato pace e accettazione, ma il piccolo villaggio si dimostrera’ davvero poco aperto e ricco di sorprese!
Oltre a odiare, mi e’ anche capitano di guardare 4bia, quartetto di corti horror tailandesi veramente eccezionale, considerato il microbudget, l’assenza di effetti speciali e i pochi mezzi a disposizione; La Tailandia ultimamente si sta specializzando nell’horror e tira fuori idee geniali che gli americani stanno li’ a grattarsi il cranio, mangiarsi le mani e spulciare tra i loro film per scopiazzare tutto. Il primo corto si intitola Happiness ed e’ un perfetto esempio di horror tecnocratico: in tutto il minifilm non viene detta una parola; la trama si svolge attraverso gli sms del telefonino della protagonista che trovatasi sola nel suo appartamento, immobilizzata da una gamba rotta proprio come James Stewart in Rear Window (non a caso ci saranno diverse dotte citazioni tra cui la scena del grattino nel gesso) e quindi hikikomori per necessita’, scambia una serie di messagini sempre piu’ fitti con uno sconosciuto anch’egli solo e recluso. Il tema e’ quello della solitudine e del disagio tecnologico, tant’e’ che il suo destino scorrera’ proprio sul microchip del cellulare. Devo dire che in un paio di momenti ho strizzato le chiappe e Lilith e’ scappata graffiandomi la pancia per i miei sussulti, quindi l’effetto terror c’e’ e funziona! Ora vado a scavare una fossa in giardino per il cellulare, non si sa mai!

Il secondo episodio Tit For Tat (che non vuol dire una tetta per tutti) affronta la tematica del bullismo e il pregiudizio tipico di alcuni paesi asiatici nei confronti di determinati mestieri considerati poco nobili; il figlioletto di un undertaker si fa bulliare da un gruppo di studenti teste di cazzo, ma il povero si rivolgera’ alla magia nera per riequilibrare la situazione. Qui qualche visual effect c’e’, personalmente non amo i VE, ma in questo caso sono centellinati e hanno un loro perche’. Anche qui strizzatina su scena finale.

Il terzo episodio, In The Middle, e’ girato da uno dei co-registi di Shutter (lungometraggio paurosissimo rifatto dagli americani che ovviamente lo hanno rovinato) il che spiega tutte le battute sullo stesso, citato a piu’ riprese dai protagonisti; anche qui citazioni dotte: Deliverance su tutti. E’ un misto tra comic e horror, tutti gli altri recensori gay dicono che sia l’episodio meno riuscito ma a me siceramente e’ piaciuto al pari degli altri.

Ed eccoci all’ultimo capitolo, Pisanthanakun, firmato dall’altro co-regista di Shutter, decisamente il piu’ spaventoso di tutti, in cui ritroviamo il tema dell’adulterio e del fantasma rancoroso. Il set e’ un aereo, la creativita’ e’ agli apici, la recitazione perfetta da pisciare in culo a tutti quei divi di plastica che il circuito mainstream ci appioppa e che sono delle merde incapaci. Viva 4bia, viva la Tailandia!
